Le migliori frasi tratte dalle canzoni di Francesco Guccini
Aggiornamento: 7 set
Francesco Guccini è uno degli artisti più importanti e amati della canzone d’autore italiana. Nel corso della sua lunga carriera ha saputo raccontare, attraverso le sue canzoni, l’amore, l’amicizia, la nostalgia, il tempo che passa, la politica, la società e le piccole grandi storie della vita quotidiana. Le sue parole, spesso profonde e ricche di poesia, sono riuscite a entrare nell’immaginario di intere generazioni e continuano ancora oggi a far riflettere ed emozionare.
Dai ricordi dell’infanzia alle riflessioni sulla maturità, dai personaggi incontrati lungo il cammino alle storie d’amore e di solitudine, i testi di Guccini sono pieni di frasi capaci di lasciare il segno. Alcune sono diventate vere e proprie citazioni, altre racchiudono pensieri sulla vita che possono assumere un significato diverso a seconda del momento in cui le si ascolta.
In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle migliori frasi tratte dalle canzoni di Francesco Guccini, scegliendo quelle più significative, poetiche e capaci di raccontare il suo straordinario modo di osservare il mondo. Un viaggio tra parole e melodie che hanno fatto la storia della musica italiana.

E dai boschi e dal mare ritorna la vita
E ancora la terra sarà popolata
Fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni
E ancora il mondo percorrerà
Gli spazi di sempre
Per mille secoli almeno,
Ma noi non ci saremo
-Noi non ci saremo-
Vorrei sapere a che cosa è servito
Vivere, amare, soffrire
Spendere tutti i tuoi giorni passati
Se presto hai dovuto partire
-Canzone per un'amica-
Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
-Auschwitz-
Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali
I rumori, gli impegnati intellettuali
Odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
Coi vestiti e le camicie tutte uguali
Che non sanno che parlare di automobili e di moda
Di avventure estive fatte ai monti e al mare
Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego
-Il sociale e l'antisociale-
Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi
Son denari che van spesi con dovuta proprietà
Vedi cara è difficile a spiegare
È difficile capire se non hai capito già
-Vedi cara-
Nel seme al vento afferri la fortuna
Al rosso saggio chiedi i tuoi perché
Vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu
E il tempo passa e non ritorna più
-Un altro giorno è andato-
La casa sul confine dei ricordi
La stessa sempre, come tu la sai
E tu ricerchi là le tue radici
Se vuoi capire l'anima che hai
-Radici-
Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
Mentre fa correr via la macchina a vapore
E che ci giunga un giorno ancora la notizia
Di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia!
-La locomotiva-
Così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso
Cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finché non finirà
-Piccola città-
E pensavo dondolato dal vagone
"Cara amica il tempo prende, il tempo dà
Noi corriamo sempre in una direzione
Ma qual sia e che senso abbia chi lo sa"
-Incontro-
E poi, e poi, se ti scopri a ricordare
Ti accorgerai che non te ne importa niente
E capirai che una sera o una stagione
Son come lampi, luci accese e dopo spente
-Canzone della bambina portoghese-
Non lo crederesti, ho quasi chiuso tutti gli usci all'avventura
Non perché metterò la testa a posto, ma per noia o per paura
-Canzone delle osterie di fuori porta-
Ma i moralisti han chiuso i bar
e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori:
è bello ritornar "normalità",
è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera:
morrò pecora nera!
-Canzone di notte n.2-
Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni
Voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni
-L'avvelenata-
Perché a vent'anni è tutto ancora intero,
perché a vent'anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero,
quante balle si ha in testa a quell'età
-Eskimo-
Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti, io ti vorrei parlare"
Poi, prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare
Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi, vieni, andiamo, andiamo via"
-Autogrill-
Ora Van Loon si sta preparando piano al suo ultimo viaggio
I bagagli già pronti da tempo, come ogni uomo prudente
O meglio, il bagaglio, quello consueto, di un semplice o un saggio
Cioè poco o niente
-Van Loon-
Dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
Per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto
-Culodritto-
Lo senti il perché di cortili bagnati
Di auto a morire nei prati
La pallida linea di vecchie ferite
Di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente?
Lo sai che non siamo più niente?
-Quello che non-
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
Come se il tempo per noi non costasse l'uguale
Come se il tempo passato ed il tempo presente
Non avessero stessa amarezza di sale
-Canzone delle domande consuete-
Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale
-Farewell-
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
-Lettera-
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
E i ciuffi di parietaria attaccati ai muri
Le strisce delle lumache nei loro gusci
Capire tutti gli sguardi dietro agli scuri
E lo vorrei
Perché non sono quando non ci sei
E resto solo coi pensieri miei ed io
-Vorrei-
La fantasia può portare male
Se non si conosce bene come domarla
Ma costa poco, val quel che vale
E nessuno ti può più impedire di adoperarla
-Quattro stracci-
Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un'altra vita
Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito
Guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra, da maiali
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
-Cirano-
Abito sempre qui da me
In questa stessa strada che non sai mai se c'è
E al mondo sono andato
Dal mondo son tornato sempre vivo
-Ho ancora la forza-
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perché il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?
-Don Chisciotte-
CONCLUSIONE
Le canzoni di Francesco Guccini non sono semplicemente brani da ascoltare: sono racconti, riflessioni e frammenti di vita nei quali è facile riconoscersi. La loro forza sta anche nella capacità di parlare del passato e, allo stesso tempo, di rimanere incredibilmente attuali, offrendo a ogni ascoltatore una nuova chiave di lettura.
Le frasi più belle di Guccini raccontano il tempo che scorre, i ricordi che rimangono, gli amori, le amicizie, le delusioni e quella particolare malinconia che accompagna spesso il passaggio da una fase della vita all’altra. Sono parole che possono far sorridere, commuovere o semplicemente fermarsi a riflettere.
Ed è forse proprio questa una delle caratteristiche più straordinarie della scrittura di Guccini: riuscire a trasformare esperienze personali e storie apparentemente semplici in pensieri universali. Perché, a distanza di anni, alcune sue parole continuano a raccontare qualcosa di noi.
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