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Le migliori frasi tratte dalle canzoni di Francesco Guccini

18 ago
Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 7 set

Francesco Guccini è uno degli artisti più importanti e amati della canzone d’autore italiana. Nel corso della sua lunga carriera ha saputo raccontare, attraverso le sue canzoni, l’amore, l’amicizia, la nostalgia, il tempo che passa, la politica, la società e le piccole grandi storie della vita quotidiana. Le sue parole, spesso profonde e ricche di poesia, sono riuscite a entrare nell’immaginario di intere generazioni e continuano ancora oggi a far riflettere ed emozionare.



Dai ricordi dell’infanzia alle riflessioni sulla maturità, dai personaggi incontrati lungo il cammino alle storie d’amore e di solitudine, i testi di Guccini sono pieni di frasi capaci di lasciare il segno. Alcune sono diventate vere e proprie citazioni, altre racchiudono pensieri sulla vita che possono assumere un significato diverso a seconda del momento in cui le si ascolta.

In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle migliori frasi tratte dalle canzoni di Francesco Guccini, scegliendo quelle più significative, poetiche e capaci di raccontare il suo straordinario modo di osservare il mondo. Un viaggio tra parole e melodie che hanno fatto la storia della musica italiana.


Le migliori frasi tratte dalle canzoni di Francesco Guccini

E dai boschi e dal mare ritorna la vita

E ancora la terra sarà popolata

Fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni

E ancora il mondo percorrerà

Gli spazi di sempre

Per mille secoli almeno,

Ma noi non ci saremo


-Noi non ci saremo-

Vorrei sapere a che cosa è servito

Vivere, amare, soffrire

Spendere tutti i tuoi giorni passati

Se presto hai dovuto partire


-Canzone per un'amica-

Io chiedo quando sarà

Che l'uomo potrà imparare

A vivere senza ammazzare

E il vento si poserà


-Auschwitz-

Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali

I rumori, gli impegnati intellettuali

Odio i fusti carrozzati dalle spider incantati

Coi vestiti e le camicie tutte uguali

Che non sanno che parlare di automobili e di moda

Di avventure estive fatte ai monti e al mare

Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego


-Il sociale e l'antisociale-


Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi

Son denari che van spesi con dovuta proprietà

Vedi cara è difficile a spiegare

È difficile capire se non hai capito già


-Vedi cara-

Nel seme al vento afferri la fortuna

Al rosso saggio chiedi i tuoi perché

Vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu

E il tempo passa e non ritorna più


-Un altro giorno è andato-

La casa sul confine dei ricordi

La stessa sempre, come tu la sai

E tu ricerchi là le tue radici

Se vuoi capire l'anima che hai


-Radici-

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore

Mentre fa correr via la macchina a vapore

E che ci giunga un giorno ancora la notizia

Di una locomotiva, come una cosa viva,

lanciata a bomba contro l'ingiustizia!


-La locomotiva-


Così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso

Cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finché non finirà


-Piccola città-

E pensavo dondolato dal vagone

"Cara amica il tempo prende, il tempo dà

Noi corriamo sempre in una direzione

Ma qual sia e che senso abbia chi lo sa"


-Incontro-

E poi, e poi, se ti scopri a ricordare

Ti accorgerai che non te ne importa niente

E capirai che una sera o una stagione

Son come lampi, luci accese e dopo spente


-Canzone della bambina portoghese-

Non lo crederesti, ho quasi chiuso tutti gli usci all'avventura

Non perché metterò la testa a posto, ma per noia o per paura


-Canzone delle osterie di fuori porta-

Ma i moralisti han chiuso i bar

e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori:

è bello ritornar "normalità",

è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!

Scusate, non mi lego a questa schiera:

morrò pecora nera!


-Canzone di notte n.2-

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni

Voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni


-L'avvelenata-


Perché a vent'anni è tutto ancora intero,

perché a vent'anni è tutto chi lo sa,

a vent'anni si è stupidi davvero,

quante balle si ha in testa a quell'età


-Eskimo-

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti, io ti vorrei parlare"

Poi, prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare

Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?

Non lasciamo che trabocchi, vieni, andiamo, andiamo via"


-Autogrill-

Ora Van Loon si sta preparando piano al suo ultimo viaggio

I bagagli già pronti da tempo, come ogni uomo prudente

O meglio, il bagaglio, quello consueto, di un semplice o un saggio

Cioè poco o niente


-Van Loon-

Dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto

Per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto


-Culodritto-

Lo senti il perché di cortili bagnati

Di auto a morire nei prati

La pallida linea di vecchie ferite

Di lettere ormai non spedite?

Lo vedi il rumore di favole spente?

Lo sai che non siamo più niente?


-Quello che non-

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente

Come se il tempo per noi non costasse l'uguale

Come se il tempo passato ed il tempo presente

Non avessero stessa amarezza di sale


-Canzone delle domande consuete-

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,

e il peccato fu creder speciale una storia normale


-Farewell-

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende?

Chi mi dà indietro quelle stagioni

di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,

gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,

l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?


-Lettera-


Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci

E i ciuffi di parietaria attaccati ai muri

Le strisce delle lumache nei loro gusci

Capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

E lo vorrei

Perché non sono quando non ci sei

E resto solo coi pensieri miei ed io


-Vorrei-

La fantasia può portare male

Se non si conosce bene come domarla

Ma costa poco, val quel che vale

E nessuno ti può più impedire di adoperarla


-Quattro stracci-

Venite gente vuota, facciamola finita

Voi preti che vendete a tutti un'altra vita

Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito

Guardatevi nel cuore, l'avete già tradito

E voi materialisti, col vostro chiodo fisso

Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso

Le verità cercate per terra, da maiali

Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali

Tornate a casa nani, levatevi davanti

Per la mia rabbia enorme mi servono giganti


-Cirano-


Abito sempre qui da me

In questa stessa strada che non sai mai se c'è

E al mondo sono andato

Dal mondo son tornato sempre vivo


-Ho ancora la forza-

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro

perché il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro?

Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,

farmi umile e accettare che sia questa la realtà?


-Don Chisciotte-


CONCLUSIONE

Le canzoni di Francesco Guccini non sono semplicemente brani da ascoltare: sono racconti, riflessioni e frammenti di vita nei quali è facile riconoscersi. La loro forza sta anche nella capacità di parlare del passato e, allo stesso tempo, di rimanere incredibilmente attuali, offrendo a ogni ascoltatore una nuova chiave di lettura.

Le frasi più belle di Guccini raccontano il tempo che scorre, i ricordi che rimangono, gli amori, le amicizie, le delusioni e quella particolare malinconia che accompagna spesso il passaggio da una fase della vita all’altra. Sono parole che possono far sorridere, commuovere o semplicemente fermarsi a riflettere.

Ed è forse proprio questa una delle caratteristiche più straordinarie della scrittura di Guccini: riuscire a trasformare esperienze personali e storie apparentemente semplici in pensieri universali. Perché, a distanza di anni, alcune sue parole continuano a raccontare qualcosa di noi.

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