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11° Comandamento: ricordati di fingere - di Rudy Pesenti

Il pensiero del mese di luglio, a cura di Rudy Pesenti

rudy pesenti scrittore

Ci siamo persi per strada ormai da un po’ di tempo e non sappiamo più quale sia la direzione da seguire. Fingere, fingere, fingere. È l’unica parola d’ordine che conta. Per allontanarci sempre di più da quel siamo e stare sempre peggio. Raccontando agli altri di stare meglio di non essere mai stati meglio di così.


Abbiamo creduto ai social come via per rimanere sempre connessi e creare nuove relazioni, creando soltanto nuove competizioni e odio da far proliferare e da far sparpagliare al vento. Perché, quando non ti guardi più in volto, quando le relazioni diventano virtuali, allora anche la valutazione dell’altro diventa virtuale: si basa sulla forma, sul primo impatto, sulla tua emotività da sfogare. Dall’altra parte, ci si dimentica che ci sono persone che hanno emozioni vive addosso. Commenti e giudizi di una cattiveria straordinaria. È questo il mondo che vogliamo? Io ricordo che, quando avevo iniziato a lavorare da ragazzetto in un centro commerciale, qualcuno mi aveva detto: il segreto è trattare i clienti come se stessi servendo tua mamma o tuo papà. Come li tratteresti?

 È un modus operandi che andrebbe applicato ad ogni situazione della vita.


alba botswana

Ho visto una storia su Instagram recentemente di un contatto che mi ha fatto molto riflettere: non c’è un problema, lo creo e faccio del vittimismo per attirare l’attenzione. Condividere un’immagine e nella pagina successiva criticare chi ha guardato quell’immagine. Ci piace davvero quello che vediamo su questi canali? È davvero meglio trascorrere del tempo dietro a degli schermi cadendo vittime di questi giochetti piuttosto che farci una passeggiata in solitudine a goderci il silenzio degli alberi? Un quaderno, una penna o un buon libro: si sta molto meglio. Te lo prometto. Provaci.


È tutto così finto che crediamo che gli altri stiano sempre meglio di noi, viaggino più di noi, abbiano più amici di noi, più esperienze di noi. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Il fatto è che su questi canali puoi inventarti quello che vuoi. Non fidarti di chi usa troppi filtri per presentarsi: se vuole nascondere anche la sua immagine, sicuramente lo farà anche a livello personale. Fingere è un’arte: qualcuno ha scelto di farne un modo di stare al mondo. Qualcuno ha deciso di accettarsi per com’è e forse ha fatto la scelta giusta. Perché dai, siamo sicuri che le persone attorno, a lungo andare, non si accorgano del luogo in cui si siede la verità? Sono certo però di dove sta di casa la finzione: nella solitudine delle relazioni che non possono reggere al tempo.

Nell’evoluzione della specie abbiamo perso l’olfatto: quello per annusare sin dal primo momento chi è reale e chi si è costruito con l’artificio di ciò che a lungo andare, si scioglie.


rudy pesenti africa

Ho avuto un anno difficile nel 2024. I postumi della febbre gialla presa in Africa durante una missione umanitaria mi hanno messo di fronte a problemi che non avevo mai dovuto affrontare. Mi hanno messo di fronte al fatto che il mio corpo è fragile. Ho perso dei colleghi di lavoro, licenziati da un giorno all’altro. Sono stato molto male anche per questo evento.


Che c’entra con ciò che stavi raccontando, mi dirai?

Quando stai male ti senti solo. Forse lo sei, perché nessuno può capire fino in fondo cosa stai provando. Ma succedono anche delle cose. Che conti le persone che hai intorno, quando non puoi rendere per quello che hai fatto fino a quel momento. Ma soprattutto, chi era a fingere di starti accanto.


Così, mi ha salvato un’amicizia lasciata da qualche parte quando ero ragazzo, un amico che si è preso cura di me in maniera oserei dire emozionante. Mi hanno salvato i miei amici di sempre, che non potevano fare molto, ma non hanno mai smesso di starmi attorno. Mi ha salvato una persona che mi ha preso per mano un po’ di tempo fa e che non aveva nessuna intenzione di andarsene, nemmeno quando non avevo le energie per restare in piedi.

Altre che sembravano amicizie vere? Scomparse. Perché non servivo più. Non riuscivo a essere me stesso. E io non sono in grado di fingere quello che non sono. Una cosa veramente inaccettabile nella società odierna.

Siamo in un mondo in cui essere finti dev’essere un vanto. In cui essere fragili non è possibile. In cui essere sé stessi è una difformità dal resto e come tale, deve essere messo da parte.


Perciò, ricordati di fingere, se vuoi stare bene agli occhi degli altri.

Ma ricordati di essere te stesso, se vuoi stare bene senza dover rendere conto a nessuno.

A te la scelta. Che è anche una scelta di libertà.


Se vuoi contattarmi, scrivimi a info@ilrespirodellestelle.com



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