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I 15 palazzi più belli di Napoli: diario di viaggio tra eleganza, leggende e cortili segreti

Napoli non è mai soltanto un luogo: è un insieme di voci, colori, vicoli, vento di mare e storie che si intrecciano come fili dorati. Ogni volta che ci torno, sento che la città mi chiama attraverso i dettagli che spesso si ignorano: un portale consumato, una scala monumentale, un cortile barocco che si apre all’improvviso tra case popolari.

Questo viaggio è stato dedicato ai palazzi più belli di Napoli, quelli che raccontano la città meglio di qualsiasi guida. Ho camminato tanto, ho deviato da più percorsi del previsto, e ogni volta mi sono ritrovato davanti a un piccolo miracolo architettonico.

Ecco il mio diario di viaggio tra queste meraviglie.


palazzi napoli

Palazzo Mannajuolo - La scala a chiocciola più elegante della città

Il mio percorso è iniziato in uno dei quartieri più signorili di Napoli, il Chiaia. Entrare nel Palazzo Mannajuolo è come scoprire un’opera d’arte nascosta: la sua scala ellittica, sinuosa e vertiginosa, sembra un nastro sospeso nell’aria.

Camminare in cerchio mentre si sale è come spostarsi dentro un dipinto Liberty, tra ironie geometriche e linee morbide.


Qui ho capito che l’eleganza, a Napoli, non è mai ostentazione: è un dialogo silenzioso tra la luce e gli spazi.


Palazzo Mannajuolo

Questo palazzo, divenuto famoso grazie al film di Ozpetek, “Napoli velata”.

Pochi sanno che il liberty a Napoli ha caratterizzato i quartieri del Vomero, Chiaia e Posillipo. Perché queste zone fine ‘800, a differenza del centro storico, erano ancora poco edificate per cui gli amanti del nuovo stile si sono divertiti a creare palazzi di questo stile.

Il palazzo prende il nome dal proprietario, l’ingegnere Mannajuolo, il quale, lo progettò insieme all’architetto Giulio Ulisse Arata, tra il 1910 e il 1912.


Il palazzo si trova in via Filangieri ed è in buona compagnia. Su quella strada, infatti, ci sono molti palazzi bellissimi e poi vi basta allungarvi su via dei Mille per trovarne tanti altri. 

Palazzo San Felice – Il cuore barocco del Rione Sanità

Dal Liberty passo alla Napoli più autentica: il Rione Sanità, dove sorge il Palazzo San Felice. Un edificio settecentesco che in realtà è composto da due palazzi che furono uniti dall’architetto Ferdinando Sanfelice, che era anche il proprietario architetto e proprietario del palazzo che da lui prende il nome. Qui vi sembrerà di sentire ancora l’eco del passato. Dato che le opere di Ferdinando SanFelice sembravano instabili, i napoletani lo chiamavano “Ferdinando lievet ‘a sotto”.


Palazzo San Felice

La sua scalinata “ad ali di falco” è una coreografia architettonica che sembra progettata per un ingresso trionfale ed è diventata ormai uno dei simboli del borgo dei Vergini.

Il palazzo ha dato sfondo a diversi film, come Mina Settembre, i bastardi di Pizzofalcone, Gomorra, il commissario Ricciardi, il sindaco del rione Sanità, questi fantasmi, le quattro giornate di Napoli e tanti altri.

Palazzo dello Spagnuolo – Il fratello gemello, più teatrale

Pochi metri più avanti, ecco Palazzo dello Spagnuolo, forse il più fotografato della Sanità. La sua scalinata monumentale, ancora più elaborata, è pura teatralità barocca.

Nel cortile, tra turisti curiosi e abitanti seduti fuori alle porte di casa, mi sono sentito dentro un film neorealista con venature barocche. Questa è Napoli: contrasti perfetti che non esistono altrove.


Palazzo dello Spagnuolo

Il palazzo un tempo era detto palazzo Moscati (il nome del marchese che lo aveva commissionato), poi finì nelle mani di un nobile spagnolo e così fu chiamato Spagnuolo.

Anche se somiglia tanto al palazzo Sanfelice, in realtà l’architetto fu Francesco Attanasio, che imitò la particolarità delle scale del palazzo Sanfelice.

Nel 1936 divenne sede del Partito Fascista e fu soprannominato il Palazzo d’ ‘o Fascio e divenne ricovero dei terremotati dopo il 1980.


Curiosità: Carlo di Borbone, re di Napoli, era solito fermarsi qui, tornando da Capodimonte, qui toglieva i cavalli al carro e si faceva tirare dai buoi, che anche se lenti, erano più adatti a salire a Capodimonte.


Palazzo Zevallos Stigliano – L’arte che respira su Via Toledo

Lascio il Rione Sanità e mi dirigo verso Via Toledo. Nel caos di una delle strade più affollate di Napoli, entro nell’eleganza sobria del Palazzo Zevallos Stigliano.

Tra le sale luminose, i soffitti decorati e le opere d’arte che raccontano secoli di storia, ho ritrovato una calma che non mi aspettavo nel cuore pulsante della città. Il suo cortile interno è stato trasformato in uno splendido salone vetrato in stile liberty.


Palazzo Zevallos Stigliano

Fu realizzato dal viceré spagnolo Don Pedro di Toledo. Il palazzo è famoso soprattutto per ospitare l'ultima opera di Caravaggio, “Il Martirio di Sant'Orsola”, infatti il proprietario, Vandeneyden, insieme al suo amico Gaspare Roomer, collezionò tantissime opere di Luca Giordano, Pitloo, Caravaggio, Getilesch. Questa preziosa collezione restò nel palazzo fino al 2022. Ora si trova ora nel vicino palazzo dell’ex Banco di Napoli e fa parte della collezione delle Gallerie d’Italia.  Si dice che nel palazzo siano nascosti diversi tesori.

Palazzo Penne – Il mistero medievale nel cuore dei vicoli

Napoli è anche mistero, e nessun edificio lo rappresenta meglio del Palazzo Penne.

Risalente al 1400, ha un fascino rude e medievale, quasi stregato.


Palazzo Penne

Mi sono avvicinato al suo portale in piperno con la sensazione di toccare la storia pura: qui le leggende si mescolano alla realtà, si parla di alchimisti, di segreti e di architettura gotico-catalana che resiste al tempo. non è visitabile all’interno ma si può ammirare la sua meravigliosa facciata.


Secondo una leggenda Antonio Penne era riuscito a beffare il diavolo e a farsi costruire da lui il palazzo in una notte, così l’edificio è chiamato Palazzo di Belzebù.


Palazzo Donn’Anna – Bellezza incompiuta sul mare di Posillipo

Proseguo verso Posillipo, dove mi attende uno dei luoghi più romantici di Napoli: Palazzo Donn’Anna. Prende il nome da Donna Anna Carafa, una delle donne più potenti di Napoli nel ‘600, moglie del vicerè di Napoli.

Incompiuto, aperto sul mare, abbracciato dalle onde come un castello sommerso.


Palazzo Donn’Anna

L’ho osservato mentre il sole scendeva, colorando l’acqua di arancio. Quelle arcate spalancate sul golfo sembrano finestre su un sogno interrotto.

Napoli sa essere bellissima proprio nelle sue imperfezioni.


Una delle leggende riguarda Donna Anna che essendo gelosa della nipote di suo marito “Mercede”, la fece sparire nel nulla.

Palazzo Carafa – Una reggia nel cuore del centro storico

Ritorno nel centro storico per visitare Palazzo Carafa di Maddaloni, uno dei più sontuosi palazzi nobiliari di Napoli.

Qui lo stile barocco è opulento ma mai eccessivo: cortili armoniosi, volte decorate, eleganza diffusa.

Mentre attraversavo il portico, ho pensato che ogni pietra sembrava raccontare un’epoca di ricevimenti, carrozze e vita aristocratica.

 

Palazzo Carafa

Diomede Carafa fece unire strutture diverse e fece creare un’unica facciata per rendere tutto omogeneo. La facciata è di bugnato giallo e nero. Il suo portale in legno è imponente per ostentare il potere della famiglia in quel quartiere povero.

Sul portale si vedono anche delle bilance che simboleggiano l’attività svolta dalla famiglia.

Un tempo qui era custodita anche la famosa testa del Cavallo di Donatello, oggi al Museo Archeologico. Quella visibile oggi è una copia

 

Sono particolarmente legata a questo palazzo perché ci viveva mia nonna da bambina.

Palazzo Petrucci – Il contrasto tra storia e contemporaneità

Attraverso piazza San Domenico Maggiore e raggiungo il Palazzo Petrucci, un’oasi di equilibrio tra passato e presente. Il portale somiglia tanto a quello del Palazzo Carafa.

Petrucci era il segretario del re Ferrante d’Aragona e quando il re contestò i baroni, Petrucci lo tradì e fu condannato a morte con una ghigliottina che si trovava nel cortile del Castel Nuovo.


Palazzo Petrucci

Qui ho percepito quanto la città sappia reinventarsi, mantenendo salda la sua identità.

Palazzo Doria d’Angri – Il balcone dove fu proclamato l’Italia

Sulla celebre via Toledo sorge il Palazzo Doria d’Angri, teatro di un momento storico fondamentale: proprio dal suo balcone fu annunciata l’Unità d’Italia, ospitò infatti Garibaldi il 7 settembre 1860 che si affacciò dal balcone per salutare i napoletani. La sua facciata fu rifatta da Vanvitelli in stile neoclassico ma un tempo era barocca. Alcuni elementi esterni non sono più visibili a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Gli interni conservano ancora elementi barocchi.


Palazzo Doria d’Angri

Affacciandomi, ho immaginato la folla, le bandiere, il rumore dei passi. La storia italiana passa da qui.

Palazzo Cellammare – Il gigante gentile di Chiaia

Torno verso Chiaia per ammirare Palazzo Cellammare, una fortezza nobiliare che però trasmette un senso di grazia, con il suo giardino segreto e la facciata solenne.

Camminando lungo via Chiaia, vedere spuntare questo colosso architettonico è un momento di grande sorpresa.


Palazzo Cellammare

Nacque come casa di campagna, poiché quando fu costruita in quella zona non c’erano molte case ma un’estesa campagna.

Nel 1647 fu preso d’assalto dagli uomini di Masaniello e durante la peste del 1656 divenne un lazzaretto. In seguito, ospitò personaggi come Casanova, Kauffman e Hackert.

L’ultimo restauro fu fatto dall’architetto Ferdinando Fuga. 


Palazzo Venezia – Una gemma inattesa tra i vicoli

Pochi lo conoscono davvero, ma il Palazzo Venezia è un piccolo paradiso nascosto nel cuore di Spaccanapoli.

Il suo giardino pensile è una pausa perfetta dalla confusione dei vicoli: sembra un salotto all'aperto, sospeso tra passato e presente.


Palazzo Venezia

Nel 1412 fu donato alla Repubblica di Venezia per servire da ambasciata nel Regno di Napoli, per 400 anni. Superato l'atrio, si accede a un cortile sorprendente che conduce a un meraviglioso giardino pensile settecentesco. All'interno, ospita una deliziosa casina pompeiana, un tempo usata come coffee-house e oggi sede di concerti ed eventi culturali.

Palazzo Spinelli di Laurino – Eleganza scolpita

Tra i palazzi più raffinati della città, Spinelli di Laurino custodisce una scalinata tra le più maestose dell’aristocrazia napoletana.

Il suo equilibrio tra forme e luci è pura poesia architettonica.


Palazzo Spinelli di Laurino

Uno degli edifici più antichi e affascinanti di Napoli. Ha un cortile a forma ellittica e una scala monumentale a doppia rampa.


Anche qui abbiamo una leggenda, quella del fantasma di Bianca, una ragazza che fu murata viva a causa di una duchessa gelosa. È stato set di film come Maccheroni di Ettore Scola e la pelle di Cavani.

Palazzo Pignatelli di Monteleone – Potere e bellezza

Nel cuore della Napoli barocca incontro il Palazzo Pignatelli di Monteleone, un’imponente residenza nobiliare che racconta storie di potere, famiglie influenti e architettura grandiosa.

Ogni finestra sembra un quadro affacciato sulla vita del centro storico.

Anche Casanova era solito frequentare questo palazzo.


Palazzo Pignatelli di Monteleone

Al suo interno si trova il “giardino magico”, Secondo alcuni studi, qui esisteva una sorgente naturale, un piccolo corso d’acqua detto “il Taglina”, essenziale alla pratica dei rituali misterici. Sembra che i sacerdoti convogliassero le acque del fiumiciattolo nella “sacra vasca del Tempio di Iside” che, a quanto sembra, era ubicata sul lato sinistro di piazza San Domenico Maggiore.


È un luogo considerato esoterico, dove avvenivano riunioni segrete, rituali e sacrifici da parte della comunità alessandrina che si insediava qui e introdusse il culto della dea Iside. Ecco perché qui si trova la statua del Dio Nilo. Proprio qui vivevano i mercanti egizi. Qui si trovano anche i sotterranei di Palazzo di Sangro di Sansevero – nei quali l’alchimista Raimondo di Sangro lavorava alle sue macchine

Palazzo Orsini di Gravina – L’eleganza rinascimentale

Uno dei più importanti esempi di architettura rinascimentale a Napoli, oggi sede della Facoltà di Architettura. È in stile rinascimentale di stampo tosco-romano. Costruito nel XVI secolo, fu danneggiato da un incendio e poi restaurato, ma conserva ancora la sua imponenza originale.


Palazzo Orsini di Gravina

C’è una leggenda che ruota intorno a una "maledizione" legata al bugnato della facciata e alla figura di Ferrante Sanseverino. Si dice che i tagliapietre avessero inciso segni al contrario per invertire la formula di protezione del palazzo, causandone la sfortuna.

Entrarci è come fare un passo indietro nel tempo e, allo stesso tempo, vedere giovani studenti che danno nuova vita a quegli spazi.

È un luogo dove il passato e il futuro dialogano ogni giorno.

Palazzo Filomarino

Affacciato su via Benedetto Croce, di fronte alla chiesa di Santa Chiara, il Palazzo Filomarino ha origini quattrocentesche con un portale in stile barocco, uno dei più belli di Napoli. Il palazzo è noto anche per aver ospitato per circa cinquant'anni il filosofo Benedetto Croce, che qui fondò l'Istituto Italiano per gli Studi Storici.


Palazzo Filomarino

La biblioteca del filosofo è ancora oggi conservata all'interno del palazzo, rendendolo un luogo cruciale non solo per la storia architettonica, ma anche per quella culturale del Novecento italiano. Durante eventi come il "Maggio dei Monumenti", vengono spesso lette e presentate storie come quella di Colapesce o della sirena Partenope, che il filosofo Benedetto Croce amava. Nel 1647, fu rifugio dei rivoluzionari con a capo Masaniello.

CONCLUSIONE

Dopo questo percorso, mi è chiaro che i palazzi di Napoli non sono semplici edifici: sono personaggi, custodi di memorie, guardiani di architetture uniche al mondo.

Camminando tra le loro scalinate, affacciandomi ai loro cortili, ascoltando il rumore della città che li circonda, ho capito ancora una volta che Napoli è un luogo dove la bellezza si manifesta in modi sempre diversi.

E ogni viaggio qui è diverso dal precedente.


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