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Le 5 più belle poesie dedicate al mese di marzo

Marzo è il mese del passaggio, del risveglio e della rinascita. Con l’arrivo della primavera, le giornate si allungano, l’aria si fa più mite e la natura torna lentamente a colorarsi, lasciandosi alle spalle il silenzio dell’inverno. È un periodo carico di simboli: rappresenta l’equilibrio tra luce e buio, tra fine e nuovo inizio, ed è da sempre fonte di ispirazione per poeti e scrittori.


Non è un caso che marzo occupi un posto speciale nella letteratura e nella poesia. Questo mese, sospeso tra vento e fiori, porta con sé emozioni contrastanti: attesa, speranza, cambiamento. In questo articolo esploreremo il significato di marzo come emblema della primavera e scopriremo cinque poesie dedicate a questo mese, capaci di raccontarne la magia, la forza e la delicatezza attraverso parole senza tempo.


poesie marzo

Il canto di marzo di Giosuè Carducci

Quale una incinta, su cui scende languida

languida l’ombra del sopore e l’occupa,

disciolta giace e palpita su ’l talamo,

sospiri al labbro e rotti accenti vengono

e súbiti rossor la faccia corrono,

 

tale è la terra: l’ombra de le nuvole

passa a sprazzi su ’l verde tra il sol pallido:

umido vento scuote i pèschi e i mandorli

bianco e rosso fioriti, ed i fior cadono:

spira da i pori de le glebe un cantico.

 

O salïenti da’ marini pascoli

vacche del cielo, grigie e bianche nuvole,

versate il latte da le mamme tumide

al piano e al colle che sorride e verzica,

a la selva che mette i primi palpiti.

 

Così cantano i fior che si risvegliano:

così cantano i germi che si movono

e le radici che bramose stendonsi:

così da l’ossa de i sepolti cantano

i germi de la vita e de gli spiriti.

 

Ecco l’acqua che scroscia e il tuon che brontola:

porge il capo il vitel da la stalla umida,

la gallina scotendo l’ali strepita,

profondo nel verzier sospira il cúculo

ed i bambini sopra l’aia saltano.

 

Chinatevi al lavoro, o validi omeri;

schiudetevi a gli amori, o cuori giovani,

impennatevi a i sogni, ali de l’anime;

irrompete a la guerra, o desii torbidi:

ciò che fu torna e tornerà ne i secoli.

Marzo di Salvatore Di Giacomo

Marzo: nu poco chiove

e n’ato ppoco stracqua

torna a chiovere, schiove,

ride ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,

mo n’aria cupa e nera,

mo d’’o vierno ‘e tempesta,

mo n’aria ‘e Primmavera.

N’ auciello freddigliuso

aspetta ch’esce ‘o sole,

ncopp’’o tturreno nfuso

suspireno ‘e vviole.

Catarì!… Che buo’ cchiù?

Ntiénneme, core mio!

Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,

e st’ auciello songo io.


Marzo di Vincenzo Cardarelli

Oggi la primavera

è un vino effervescente.

Spumeggia il primo verde

sui grandi olmi fioriti a ciuffi

ove il germe già cade

come diffusa pioggia.

 

Tra i rami onusti e prodighi

un cardellino becca.

Verdi persiane squillano

su rosse facciate

che il chiaro allegro vento

di marzo pulisce.

 

Tutto è color di prato.

Anche l’edera è illusa,

la borraccina è più verde

sui vecchi tronchi immemori

che non hanno stagione,

lungo i ruderi ombrosi e macilenti

cui pur rinnova marzo il greve manto.

 

Scossa da un fiato immenso

la città vive un giorno

di umori campestri.

Ebbra la primavera

corre nel sangue.

Una sera di marzo di Alfonso Gatto

Fu in quel tempo di marzo che nel cielo

guardando alla città di sera, al volo

delle sue prime rondini, più solo

mi vidi, ma con tutti.

Come a un gelo

dischiuso dal tepore, gli occhi fissi

all’accadere di quel mutamento,

ricordavo nel vivere che vissi.

E distratto così nel farmi intento

al mio segreto sorgere dal nulla,

trovavo nella voce le parole

da raggiungere, padre, madre, culla,

la terra che s’illumina nel sole.

Nel cielo di Milano d’agro e d’oro

nella sera di marzo, per l’oriente

affacciata a guardare era la gente

della mia voce e del mio volto, coro

di povertà che invoca dalle cose

il suo nome perpetuo. Non rispose

l’azzurro che vedevo farsi oscuro

presentimento, non rispose il muro.


Marzo di Giorgio Caproni

Dopo la pioggia la terra

è un frutto appena sbucciato.


Il fiato del fieno bagnato

è più acre – ma ride il sole

bianco sui prati di marzo

a una fanciulla che apre la finestra.

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