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Le più belle frasi tratte dalle canzoni di Fabrizio De André

Fabrizio De André non è stato solo un cantautore: è stato un poeta, un narratore, un osservatore sensibile e profondo dell’animo umano. Le sue canzoni hanno attraversato generazioni, lasciando in eredità versi indimenticabili che parlano di libertà, amore, dolore, ribellione e umanità. Le sue parole non raccontano solo storie, ma spalancano mondi, emozioni e riflessioni che restano vive ancora oggi. In questo articolo abbiamo raccolto le più belle frasi tratte dalle canzoni di Fabrizio De André, quelle che meglio rappresentano la sua poesia, la sua visione e il suo straordinario modo di dare voce agli ultimi. Un viaggio tra versi che continuano a insegnare, commuovere e illuminare.


Fabrizio De André FRASI

Quei giorni perduti a rincorrere il vento

A chiederci un bacio e volerne altri cento


Amore che vieni, amore che vai

E come tutte le più belle cose

Vivesti solo un giorno, come le rose


La canzone di Marinella

E sarà la prima che incontri per strada

Che tu coprirai d'oro

per un bacio mai dato

Per un amore nuovo


La canzone dell'amore perduto

E mentre il grano ti stava a sentire

Dentro alle mani stringevi il fucile

Dentro alla bocca stringevi parole

Troppo gelate per sciogliersi al sole


La guerra di Piero

Signori benpensanti

Spero non vi dispiaccia

Se in cielo, in mezzo ai Santi

Dio, fra le sue braccia

Soffocherà il singhiozzo

Di quelle labbra smorte

Che all'odio e all'ignoranza

Preferirono la morte


Preghiera in gennaio

Dai diamanti non nasce niente

Dal letame nascono i fior


Via del campo

Si sa che la gente dà buoni consigli

Sentendosi come Gesù nel tempio

Si sa che la gente dà buoni consigli

Se non può più dare cattivo esempio


Bocca di Rosa

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m'ascolti insegnami

Un alfabeto che sia

Differente da quello

Della mia vigliaccheria


Cantico dei drogati

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno

D'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà

Se accanto nel letto le è rimasta la gloria

D'una medaglia alla memoria


La ballata dell'eroe

Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso

Non ha vent'anni ancora

Cadrà l'inverno anche sopra il suo viso

Potrete impiccarlo allora

Geordie


Non avrai altro Dio all'infuori di me

Spesso mi ha fatto pensare

Genti diverse venute dall'est

Dicevan che in fondo era uguale

Credevano a un altro diverso da te

E non mi hanno fatto del male


Il testamento di Tito

Sembra di sentirlo ancora

Dire al mercante di liquore

"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"


La collina

Tu prova ad avere un mondo nel cuore

E non riesci ad esprimerlo con le parole


Un matto

Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte

Mi cercarono l'anima a forza di botte


Un blasfemo

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo

Non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce

Quando il cuore stordì e ora no, non ricordo

Se fu troppo sgomento o troppo felice

E il cuore impazzì e ora no, non ricordo

Da quale orizzonte sfumasse la luce


Un malato di cuore

E allora capii, fui costretto a capire

Che fare il dottore è soltanto un mestiere

Che la scienza non puoi regalarla alla gente

Se non vuoi ammalarti dell'identico male

Se non vuoi che il sistema ti pigli per fame


Un medico

Da chimico un giorno avevo il potere

di sposare gli elementi e di farli reagire,

ma gli uomini mai mi riuscì di capire

perché si combinassero attraverso l'amore

Affidando ad un gioco la gioia e il dolore

Un chimico

Per quanto voi vi crediate assolti

Siete per sempre coinvolti


Canzone del maggio

Chissà cosa si prova a liberare

La fiducia nelle proprie tentazioni

Allontanare gli intrusi dalle nostre emozioni

Allontanarli in tempo e prima di trovarti solo

Con la paura di non tornare al lavoro


La bomba in testa

Così son diventato mio padre

Ucciso in un sogno precedente

Il tribunale mi ha dato fiducia

Assoluzione e delitto, lo stesso movente


La canzone del padre

Quando in anticipo sul tuo stupore

Verranno a crederti del nostro amore

A quella gente consumata nel farsi dar retta

Un amore così lungo

Tu non darglielo in fretta


Verranno a chiederti del nostro amore

Se fossi stato al vostro posto

Ma al vostro posto non ci so stare


Nella mia ora di libertà

La tua lettera l'ho avuta proprio ieri

Mi racconti tutto quel che fai

Ma non essere ridicola

Non chiedermi "come stai"

Questa gente di cui mi vai parlando

È gente come tutti noi

Non mi sembra che siano mostri

Non mi sembra che siano eroi


Via della povertà

E quando poi sparì del tutto

A chi diceva "È stato un male"

A chi diceva "È stato un bene"

Raccomandò "Non vi conviene

Venir con me dovunque vada

Ma c'è amore un po' per tutti"

E tutti quanti hanno un amore

Sulla cattiva strada


La cattiva strada

Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini

E non ficcare il naso negli affari miei

E non venirmi a dire: "Preferisco un poeta

Preferisco un poeta ad un poeta sconfitto"

Ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi


Oceano

Poi il resto viene sempre da sé

I tuoi "aiuto" saranno ancora salvati

Io mi dico è stato meglio lasciarci

Che non esserci mai incontrati


Giugno '73

Col permesso di trasmettere

E il divieto di parlare

E ogni giorno un altro giorno da contare

Com'è che non riesci più a volare?


Canzone per l'estate


E mai che mi sia venuto in mente

Di essere più ubriaco di voi

Di essere molto più ubriaco di voi


Amico fragile

Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto

Correvo dietro ai cani

E da marzo a febbraio mio nonno vegliava

Sulla corrente di cavalli e di buoi

Sui fatti miei, sui fatti tuoi

E al Dio degli inglesi non credere mai


Coda di lupo

Andrea coglieva, raccoglieva violette ai bordi del pozzo

Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo

Il secchio gli disse, gli disse: "Signore, il pozzo è profondo"

"Più fondo del fondo, degli occhi, della notte e del pianto"

Lui disse: "Mi basta, mi basta che sia più profondo di me"


Andrea

Quello che non ho è un orologio avanti

Per correre più in fretta e avervi più distanti

Quello che non ho è un treno arrugginito

Che mi riporti indietro da dove sono partito


Quello che non ho

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte

C'erano solo cani e fumo e tende capovolte

Tirai una freccia in cielo

Per farlo respirare

Tirai una freccia al vento

Per farlo sanguinare

La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek


Fiume Sand Creek

Passerà anche questa stazione senza far male

Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore


Hotel Supramonte

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

Signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino

così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza


Se ti tagliassero a pezzetti

Prima pagina, venti notizie

Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa

Si costerna, s'indigna, s'impegna

Poi getta la spugna con gran dignità


Don Raffaè

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

Col suo marchio speciale, di speciale disperazione

E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi

Per consegnare alla morte una goccia di splendore

Di umanità, di verità


Smisurata Preghiera

CONCLUSIONE

Le canzoni di Fabrizio De André conservano una forza rara: parlano al cuore e alla coscienza, senza tempo e senza età. Le sue frasi rimangono un faro per chi cerca bellezza, verità e significato nella musica, e continuano a ispirare ascoltatori, artisti e sognatori. Speriamo che questa selezione ti abbia permesso di riscoprire alcuni dei suoi versi più intensi o di approfondire ancora di più il suo mondo poetico. Perché, come Faber ci ha insegnato, la musica è una compagna che consola, interroga e libera — e le sue parole continuano a farlo, giorno dopo giorno.


Se vuoi altre informazioni, scrivimi a info@ilrespirodellestelle.com

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