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Il mio primo safari in Africa - Non è un viaggio se non cambia qualcosa dentro di te

Non è viaggio se non cambia qualcosa dentro di te: l’ho notato in piccole cose. Avevo paura di dormire in tenda, avevo paura di andare per la prima volta in Africa a fare il mio primo safari. Ma mi sono fidata e buttata e alla fine ho dormito in tenda in Africa e l’unica notte in cui non ho dormito era in un bungalow. Non avevo quel senso di tana che dà la tenda. È un’esperienza immersiva che giorno dopo giorno ti cambia.



Il mio primo safari in Africa - Non è un viaggio se non cambia qualcosa dentro di te

Quando è iniziato il cambiamento?

Credo sia partito dalla iena. Eh sì, proprio da lei. L’ho sempre considerata un animale perfido e brutto. Ma poi ho incontrato due iene mamma. Entrambe si sentivano al sicuro ad allattare i numerosi cuccioli sul bordo stradale, ho visto mamma iena strofinare il suo musone a quello dei cuccioli che scodinzolavano e si stendevano per nutrirsi. Ho visto mamma iena stesa accucciolata con gli occhioni fissare i miei occhi e veniva quasi voglia di accarezzarla. In quello scambio di sguardi, è cambiata la mia opinione su quest’animale che ho sempre disprezzato, perché noi viviamo di stereotipi, ci piaccia o no. Assimiliamo informazioni in modo superficiale. Ecco ho smontato i miei stereotipi e ho visto che c’è qualcosa di umano, anzi di spirituale negli occhi di tutti gli animali, un frammento di anima che ci accomuna a loro, non siamo poi così diversi: si prendono cura dei loro cuccioli, vivono in comunità, falliscono, vincono, si feriscono, si arrabbiano, sopravvivono. Quanti di noi lo fanno? Cacciano le unghie quando serve. E ho riflettuto sul fatto che anche io vivo in una giungla dove la gente non ferisce per sopravvivere ma per il gusto di far male, ma a differenza di questi animali io resto lì e non ho ancora imparato a difendermi.

È attraverso gli occhi della iena che ho iniziato a cercare più sguardi assetata di imparare di più da loro. Sapete che da piccola volevo fare l’etologa. Immaginate alle elementari

“cosa vuoi fare da grande?”

“ La cantante”

“la ballerina”

 io: l’etologa

“cosa?” – mi dicevano.


iena cuccioli

Volevo andare in Africa e studiare le dinamiche sociali degli animali, avevo letto a 9 anni un libro enorme di scienze imparando a memoria il nome delle ossa di alcuni animali, specie famiglia, quante palpebre aveva un serpente. Era un sogno messo nel cassetto e dimenticato. Ora finalmente mi sono divertita a capirci di più, ma è sempre poco. E diventa una droga non ti basta mai.

 

Gli animali si avvicinano alle strade dove passano enormi scatole con esseri umani: non hanno paura di noi, hanno visuale e si sentono più al sicuro dai predatori.


Ho imparato la pazienza.

Credevo che il safari significasse abbassare il finestrino e un leone in agguato ti avrebbe mangiata viva. Non è poi così facile vederne uno vicino all’auto!

 

Safari è invece pazienza di aspettare

che quando meno te l’aspetti arriva qualcosa di incredibile. 

 

Ed è proprio cosi, hai l‘adrenalina a mille. Per cosa? Per vedere un‘anima che brulica, respira e ti guarda con curiosità e tu vorresti sentire e tradurre i suoi pensieri.

Sapere cosa succede di notte e prima e dopo, cosa pensano guardandoti.

I tramonti e le albe

Pensavo fossero disegni eccessivamente colorati, e invece i tramonti e le albe in africa hanno colori unici, quadri fatti dalla natura. Basta una giraffa in penombra, un’acacia spoglia ed ecco il dipinto più bello, ma non da appendere al muro... ma un tipo di dipinto immersivo. Ci sei dentro. Indescrivibile.


alba africana

Sentire gli animali di notte mentre sei in tenda.

Credevo di non dormire per la paura. È stata una ninna nanna che accompagnava il sonno, anzi mi svegliavo col silenzio... Qualcosa non va... Ecco il ruggito: è arrivato il leone e tutti tacciono. Hanno tutti paura che quella notte sarebbero stati mangiati. Tutti zitti. Anche noi.

La lentezza degli elefanti

Gli elefanti hanno qualcosa di magico: si muovono con charme a rallentatore, si girano e per un attimo ti guardano negli occhi, con sguardo umile ma sicuro, come di chi ne sa molto più di te ma non hanno l’arroganza di dovertelo dire, anzi, preferiscono tenersi per se i segreti dell’Universo. E tu vorresti star lì a seguirli e scoprire i loro misteri. Conoscere di più su questa vita. Ma è un attimo e spariscono come fantasmi dietro un cespuglio a bordo strada, alimentando l’aura misteriosa che li avvolge.


La lentezza degli elefanti

La magia degli avvistamenti

Non avrei mai creduto una volta uscita dal Kruger di piangere così tanto, che mi sarebbero mancati anche gli impala spuntare a bordo strada, realizzare di esser usciti dal mondo, un mondo senza wifi dove trovi un altro tipo di connessione, quella con la Natura, nostra madre misteriosa.


Ti fa sentire lontano da te, dalle paure, dai pensieri di quello che accadrà. Ecco il safari ti tiene lontano dal futuro, sei legato strettissimo al presente, quell’istante di un muso felino che spunta dagli arbusti e ti commuovi stupidamente, pensando che sia fortuna o un dono averlo visto anche solo per un attimo e basta cosi poco per rendere la vita così piena di gioia, senti la vita scorrerti dentro e che la civiltà umana con le sue superficialità è lontana. Sei protetto, sei vivo.


La magia degli avvistamenti

Non sei tu ad abbassarti ma ti innalzi al cospetto di questi animali meravigliosi che non smettono mai di stupire e divertire con le loro dinamiche. E ti accorgi che è davvero strano e soprattutto triste che quelle realtà così incredibili siano diventate cosi poche e piccole e vulnerabili. È così triste pensare che l’uomo sta rovinando tutto con un odio che non si limita a sopravvivere e cacciare. Ma a volte prova proprio gusto a dominare e fare del male. questo agli animali non appartiene.


Cosa ho imparato

Non lo so. Forse inconsapevolmente ho raccolto qualcosa che mi mancava in quegli sguardi. La voglia di vivere che non deve mai abbandonarti. Restare vigili sempre notte e giorno per sopravvivere. Amare la vita. Come il mio bracciale, regalato da una sconosciuta: ama e dillo con la vita.


Ho imparato che ogni giorno bisogna lottare per tutelare la propria felicità. Se la lasci lì senza barriere, non mancherà tanto che qualcuno cercherà di distruggerla, non per necessità... Ma perché l’uomo è alienato dalla sua natura.


nebbia kruger

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