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Il tempo che non abbiamo dato: quando capiamo troppo tardi quanto erano importanti le persone care

Ci sono pensieri che arrivano senza preavviso e che, una volta entrati nella nostra testa, fanno fatica ad andare via.

Qualche tempo fa una mia amica ha perso sua nonna. Da allora, tra le tante cose che porta nel cuore, ce n'è una che continua a ripetersi: avrei dovuto dedicarle più tempo. Avrei dovuto chiamarla più spesso.

Non perché non le volesse bene. Al contrario.

Il problema è che spesso diamo per scontate proprio le persone che amiamo di più.

Il tempo che non abbiamo dato: quando capiamo troppo tardi quanto erano importanti le persone care.


Il tempo che non abbiamo dato: quando capiamo troppo tardi quanto erano importanti le persone care

Pensiamo che ci sarà tempo domani. Che potremo chiamarle nel fine settimana. Che passeremo a trovarle quando avremo una giornata meno piena. Che recupereremo quella telefonata rimandata perché siamo stanchi, perché abbiamo da fare, perché in quel momento c'è sempre qualcosa che sembra più urgente.

E così passa un giorno.

Poi una settimana.

Poi un mese.

Fino a quando, a volte, quel tempo che pensavamo di avere davanti non c'è più.


Diamo per scontato ciò che crediamo non cambierà

Forse è questo uno dei grandi paradossi della vita: dedichiamo tanto tempo a rincorrere ciò che dobbiamo fare e troppo poco a ciò che, un giorno, vorremmo aver fatto.

Lavoriamo, organizziamo, corriamo, rispondiamo ai messaggi, accompagniamo i figli, facciamo la spesa, pensiamo agli impegni del giorno dopo.

E nel frattempo rimandiamo una telefonata.

“Domani chiamo la nonna.”

“Questo weekend passo a trovarla.”

“Appena ho un attimo sento quell'amica che non vedo da tanto.”

Il problema è che l'“appena ho un attimo” spesso non arriva mai.

Non perché siamo persone insensibili o perché non vogliamo bene agli altri. Semplicemente, viviamo immersi in una quotidianità che ci convince continuamente che ci sia sempre qualcosa di più urgente.

E le persone che sappiamo essere lì finiscono, inconsapevolmente, per aspettare.

Aspettano una chiamata.

Una visita.

Un caffè.

Anche solo dieci minuti del nostro tempo.


Diamo per scontato ciò che crediamo non cambierà

Poi, improvvisamente, quel tempo diventa qualcosa che non possiamo più recuperare

Quando una persona non c'è più, il dolore porta con sé tante emozioni diverse. C'è la mancanza, naturalmente. C'è il vuoto. Ci sono i ricordi.

Ma a volte arriva anche il rimpianto.

Quel pensiero che inizia con: “Se solo…”

Se solo avessi chiamato più spesso.

Se solo fossi andata a trovarla quella volta.

Se solo avessi ascoltato di più le sue storie.

Se solo avessi fatto una domanda in più.

Se solo avessi trovato il tempo.

Ma il tempo, purtroppo, non torna indietro.

Ed è forse questa la parte più difficile da accettare: non possiamo recuperare una telefonata che non abbiamo fatto, una visita che abbiamo rimandato troppo a lungo o un abbraccio che pensavamo di poter dare domani.


Poi, improvvisamente, quel tempo diventa qualcosa che non possiamo più recuperare

Non servono grandi gesti

Forse, però, questa riflessione non deve trasformarsi in un senso di colpa.

Perché non possiamo vivere ogni giorno pensando che potrebbe essere l'ultimo. Sarebbe impossibile, oltre che doloroso.

Ma possiamo provare a ricordarci una cosa: dedicare tempo alle persone che amiamo non richiede sempre grandi gesti.

A volte basta una telefonata di cinque minuti.

Un messaggio per chiedere: “Come stai davvero?”

Un caffè.

Una visita improvvisata.

Una domenica passata insieme invece di rimandare ancora.

Basta ascoltare una storia che magari abbiamo già sentito cento volte, senza guardare continuamente l'orologio.

Perché forse, un giorno, proprio quella storia che oggi ci sembra ripetitiva sarà una delle cose che vorremmo poter ascoltare ancora.


Non servono grandi gesti

E quando la distanza ci separa?

Non sempre perdiamo una persona perché non c'è più.

A volte le persone restano, ma sono lontane.

Lontane per chilometri, per scelte di vita, per lavoro o semplicemente perché le strade prendono direzioni diverse.

Anche in questo caso possiamo cadere nella stessa trappola: pensare che ci sarà sempre un momento migliore per sentirsi.

Ma la distanza, se non viene attraversata con piccoli gesti, può trasformarsi lentamente in silenzio.



E allora forse non possiamo prendere un aereo ogni settimana, non possiamo essere presenti fisicamente in ogni momento, ma possiamo chiamare.

Possiamo mandare una foto.

Possiamo condividere una piccola cosa successa durante la giornata.

Possiamo ricordare a qualcuno: “Ti penso.”

A volte non serve molto altro per far sentire una persona vicina.

Certo, aggiungerei questa riflessione perché amplia il tema della distanza: non esiste solo quella geografica o quella causata dalla perdita di una persona. A volte ci si può sentire lontani anche vivendo sotto lo stesso tetto.


E quando la distanza ci separa?

A volte ci si allontana anche vivendo nella stessa casa

La distanza non è fatta sempre di chilometri.

A volte si può essere lontanissimi anche dormendo nello stesso letto, mangiando alla stessa tavola e vivendo ogni giorno nella stessa casa.

Succede lentamente, quasi senza accorgercene.

La routine prende il sopravvento. Ci sono le cose da fare, il lavoro, i figli, la spesa, gli appuntamenti, le bollette, la cena da preparare, la lavatrice da stendere. Le giornate diventano una lunga lista di impegni e, nel tentativo di far funzionare tutto, rischiamo di dimenticarci proprio di chi abbiamo accanto.

Non smettiamo di amare quelle persone.

Il problema è un altro: smettiamo di nutrire quell'amore.

È come se, senza volerlo, ingabbiassimo le persone che amiamo dentro la routine. Diventano il marito, la moglie, il compagno, la compagna, la mamma, il papà. Diventano una presenza così familiare da sembrare quasi scontata.

Eppure non lo sono.

Quella persona che ogni giorno vediamo attraversare il corridoio di casa, che magari salutiamo distrattamente mentre pensiamo già a tutto quello che dobbiamo fare, è molto più di un'abitudine.

Ha bisogno di essere vista.

Ascoltata.

Scelta.



Ha bisogno di sentirsi importante, non solo necessaria alla gestione della quotidianità.

Perché a volte confondiamo l'amore con la certezza che qualcuno resterà sempre lì.

Pensiamo che ci sarà tempo per parlare con calma. Per organizzare quella cena. Per fare un viaggio insieme. Per chiederci davvero come stiamo.

E così rimandiamo anche le attenzioni più semplici.

Un abbraccio senza un motivo.

Una domanda fatta senza guardare l'orologio.

Una serata in cui non si parla soltanto di problemi, figli, lavoro e impegni.

Un gesto capace di dire: “Ti vedo ancora. Sei importante per me.”

L'amore, forse, è un po' come una pianta.

Possiamo averla in casa, vederla ogni giorno e pensare che sia lì per sempre. Ma se smettiamo di annaffiarla, di prendercene cura e di darle luce, lentamente inizierà a spegnersi.


A volte ci si allontana anche vivendo nella stessa casa

Non significa necessariamente che l'amore finisca all'improvviso.

A volte semplicemente si indebolisce nel silenzio.

Si nasconde dietro la stanchezza.

Viene coperto dalla routine.

E quando finalmente ci accorgiamo che qualcosa è cambiato, potremmo chiederci da quanto tempo non stavamo più davvero nutrendo quella pianta.

Forse dovremmo ricordarci più spesso che le persone che amiamo non hanno bisogno soltanto di sapere che proviamo affetto per loro. Hanno bisogno di sentirlo.

Anche quando viviamo insieme.

Anche quando le vediamo ogni giorno.

Anche quando siamo convinti che domani sarà esattamente uguale a oggi.

Perché niente, in realtà, ci garantisce che tutto resterà sempre com'è.

E allora forse la domanda da farci non è soltanto:

“Quanto tempo dedico alle persone che amo?”

Ma anche:

“Quando è stata l'ultima volta che ho fatto sentire davvero importante una persona che ho accanto ogni giorno?”

E forse, mentre pensiamo a qualcuno che non possiamo più chiamare o a una persona che vive lontano, dovremmo guardarci anche intorno.

Perché potrebbe esserci qualcuno, proprio nella stanza accanto, che amiamo profondamente ma a cui non diciamo abbastanza spesso quanto conta per noi.

Forse nessuno ha davvero le risposte giuste.

Ma possiamo provare a porci qualche domanda.


Sto dando per scontata una persona solo perché penso che sarà sempre qui?

Quando è stata l'ultima volta che abbiamo fatto qualcosa insieme, senza che fosse soltanto un altro impegno da incastrare nella giornata?

Sto ascoltando davvero le persone che amo o mi limito a convivere con loro?

E soprattutto:

Sto ancora annaffiando quella pianta chiamata amore?


Il problema è che nessuno ci insegna quanto sia importante il tempo

Ci insegnano a organizzarlo.

A non sprecarlo.

A essere produttivi.

A riempire le giornate.

Ma forse dovremmo imparare anche a chiederci per chi stiamo usando il nostro tempo.

Perché alla fine le giornate sono fatte di ore, ma la vita è fatta soprattutto di persone.

E quando ripensiamo agli anni passati, difficilmente ricordiamo tutte le email a cui abbiamo risposto o le faccende che abbiamo sbrigato.

Ricordiamo una cena.

Una risata.

Un viaggio.

Una telefonata durata troppo poco.

Un abbraccio.

La voce di qualcuno.

Forse dovremmo iniziare a considerare il tempo trascorso con le persone care non come qualcosa da incastrare tra gli impegni, ma come qualcosa che merita di avere un posto preciso nella nostra vita.


Il problema è che nessuno ci insegna quanto sia importante il tempo

Qualche piccolo consiglio per non rimandare sempre

Non esiste una formula giusta, e forse non possiamo evitare completamente i rimpianti. Ma possiamo provare a fare qualcosa, nel nostro piccolo.

Chiama quella persona a cui stai pensando.

Non aspettare un'occasione particolare. Non serve un compleanno o una ricorrenza.

Non aspettare di avere tanto tempo.

A volte cinque minuti sono meglio di una telefonata di un'ora che continuiamo a rimandare.

Fai una domanda in più.

Chiedi delle storie della loro vita. Di quando erano giovani. Di cosa ricordano. Di cosa pensano. Un giorno potresti desiderare di aver fatto quelle domande.

Metti via il telefono quando siete insieme.

Essere presenti fisicamente non significa sempre esserlo davvero.

Non dare per scontato che qualcuno sappia quanto gli vuoi bene.

Dirlo non è mai inutile.

Non aspettare il momento perfetto.

Perché il momento perfetto, molto spesso, non esiste.


Qualche piccolo consiglio per non rimandare sempre

E se domani fosse troppo tardi?

Forse questa è una domanda che fa paura.

Ma non serve viverla con angoscia. Può essere semplicemente un piccolo promemoria.

Se domani quella persona fosse lontana, cosa vorresti averle detto oggi?

Se non potessi più chiamarla, quale telefonata rimpiangeresti di non aver fatto?

Se potessi trascorrere ancora un pomeriggio con una persona che non c'è più, come lo passeresti?

E allora perché non provare, oggi, a dedicare almeno una piccola parte di quel tempo a chi è ancora qui?

Forse non abbiamo le risposte giuste. Forse nessuno sa davvero quanto tempo gli resta con le persone che ama.

E forse è proprio questo il punto.

Non possiamo controllare il tempo. Non possiamo sapere cosa succederà domani. Non possiamo essere presenti sempre, per tutti, in ogni momento.

Ma possiamo scegliere, ogni tanto, di fermarci.

Di chiamare.

Di andare a trovare qualcuno.

Di ascoltare.

Di esserci.

Perché forse, alla fine, non ricorderemo tutte le cose che abbiamo fatto durante le giornate più impegnate.

Ma ricorderemo le persone con cui abbiamo scelto di condividere il nostro tempo.

E magari, prima di chiudere questa pagina, potremmo farci una domanda semplice:

C'è qualcuno a cui vorresti parlare da tempo?

Forse non serve aspettare domani.


E se domani fosse troppo tardi?

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