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Intervista a Riccardo Maffoni - La vittoria a Sanremo Giovani e la vita di un artista che ha sempre scelto la sua musica

La storia di Riccardo Maffoni è quella di un artista autentico, capace di lasciare il segno nel panorama musicale italiano grazie alla sua sensibilità e coerenza artistica. Dalla vittoria a Sanremo Giovani del 2006, che lo ha portato sotto i riflettori del grande pubblico, fino a un percorso costruito lontano dalle logiche commerciali, Maffoni ha sempre scelto di seguire la propria visione musicale.



In questa intervista ripercorriamo le tappe più importanti della sua carriera, il significato della sua musica e le sfide affrontate nel mondo discografico. Un viaggio tra passato e presente per scoprire cosa significa oggi essere un artista indipendente, rimanendo fedeli a se stessi e alla propria arte.


Intervista a Riccardo Maffoni - La vittoria a Sanremo Giovani e la vita di un artista che ha sempre scelto la sua musica

1 - Buongiorno Riccardo, grazie mille per aver accettato il nostro invito! 

Partiamo dal principio: da dove parte la tua passione per la musica?

Buongiorno e grazie a Voi. La musica è stata parte integrante della mia vita da sempre, sin da bambino, quando i miei genitori ascoltavano 33 giri con lo stereo in soggiorno. Lì credo sia iniziato tutto. Quelle vibrazioni hanno scosso la vita di un bambino che non è rimasto indifferente a tutto quel fascino e che poi ha trasformato in quello che continuo a fare oggi, suonare e scrivere musica.

2 - Ho ancora in mente la prima tua canzone di cui mi sono innamorato: Viaggio libero, che ancora ascolto con grande piacere. Cosa è per te un viaggio libero? Che cosa volevi raccontare con quel brano?

Con quel brano volevo racchiudere la voglia di andare, di scoprire, di imparare, di esplorare, di conoscere nuove strade che un giovane ragazzo sente nel cuore. Libero perché senza nessun tipo di restrizioni, soprattutto mentali. 

La voglia di sentirsi libero e raccontare al mondo quello che provavo e sentivo con la mia musica, questo per me era ed è Viaggio Libero.


3 - Come hai vissuto questa prima parte della tua carriera, con i primi passaggi in radio e in tv, le aperture dei concerti di grandi artisti tra cui PFM, Nomadi, Alanis Morrissette? Quali sono i ricordi più belli che ti sono rimasti?

All’inizio tutto era nuovo, la realizzazione di un sogno da una parte, e dall'altra era come tornare a scuola ed imparare dai grandi artisti con cui mi confrontavo. Cercavo di assorbire il più possibile, scoprire ogni aspetto di questa professione che finalmente vivevo in prima persona. Ho tanti bei ricordi di quegli anni, soprattutto le aperture di questi grandi artisti, trovarmi davanti a migliaia di persone, mettercela tutta, dare il meglio e cercare di conquistare nuovi cuori! Ricordo ancora quando cominciavano a passare le mie canzoni in radio, e magari mi trovavo in un centro commerciale, o in un negozio e sentivo Uomo in fuga, era una sensazione incredibile! Che gioia e soddisfazione che provavo!

4 - Uomo in fuga conferma il tuo successo iniziale: la Fondazione Marco Pantani rende un po' suo questo brano, avendo il testo molte attinenze con la storia del ciclista romagnolo. Anche il video successivo viene associato alla figura del campione e hai donato i diritti della canzone a questa associazione. Ci racconti come è avvenuto questo incontro e come l'hai vissuto?

Il mio primo album è uscito il 13 febbraio del 2004. Il giorno dopo se ne andava Marco Pantani. Io ero a Novellara ospite dei Nomadi e vidi le immagini in televisione appena tornato in albergo. Momenti che segnano un'epoca e le vite di milioni di persone. La canzone non era stata scritta per Marco, ma quelle parole sembravano descrivere e racchiudere in pieno l'ultima e forse più difficile parte della sua vita, e da lì, da quel testo e da quelle emozioni è nata questa collaborazione con la Fondazione, cosa che mi ha ovviamente sentito onorato. Uomo in fuga è poi diventata una delle mie canzoni più apprezzate.


5 - Qual è stato l'ascolto che ha influito più profondamente sulla tua vita?

Sicuramente all’inizio ero molto influenzato dalla musica rock, i grandi cantautori americani, Springsteen, Dylan, Young, ma ho sempre ascoltato molta musica, sono molto curioso e negli anni ho imparato ad apprezzare diversi generi. Oggi adoro Giuseppe Verdi, ma ho passato le ore sui dischi degli Stones, Creedence, Clapton, Joe Cocker, Lucio Battisti, De Gregori e molti, molti altri. L'importante, credo, sia creare una propria identità nonostante le influenze e gli ascolti.


6 - Festival di Sanremo: arriva Sole negli occhi e vinci la classifica di Sanremo Giovani del 2006, in un'edizione che vedeva partecipare anche artisti del calibro di Simone Cristicchi e L'Aura tra gli altri. Che emozione è stata? Come hai vissuto quelle serate del Festival più importante d'Italia?

Tante emozioni, tanti ricordi, belle sensazioni. Quel palco è sicuramente il più famoso d’Italia, è parte della nostra storia e della nostra identità e quando sei lì questa importanza la senti. Io dico sempre che suonare con l’Orchestra è stata una delle esperienze più belle, sentire 70 maestri di musica suonare e cantare una mia canzone è una emozione davvero incredibile.

È stata una settimana emozionante e lunghissima, impegni da mattina a sera, esperienza che mi ha insegnato molto su questo lavoro e sulla nostra società, visto l’impatto che ha sempre avuto nel corso degli anni.


7 - In quegli anni nascono anche i talent show e viene dato meno spazio ad artisti di qualità, a discapito di musica sempre più 'mordi e fuggi', più spettacolo che sostanza. Pensi questo possa aver danneggiato la tua carriera che in quegli anni era più che mai in rampa di lancio?

Questa cosa l’ho recepita, sentivo che stava cambiando il mondo musicale e dell’intrattenimento, ma non penso abbia danneggiato la mia carriera. Ogni artista costruisce il suo percorso, al di là delle mode, ovviamente certe situazioni sono favorevoli, altre meno, io mi sono trovato a metà strada tra un modo di fare e proporre musica che andava avanti da molto tempo ed un nuovo che stava scoprendo nuove strade. Sono passati più di 20 anni ma amo ancora la musica come ai miei esordi.

8 - Tu comunque hai continuato a fare la tua musica e a pubblicare, di cui l'ultimo, Faccia, è datato 2018. Cosa volevi comunicare con questo album? Che aspettative avevi?

Faccia è stato un album molto importante per me. Non pubblicavo un disco di inediti da parecchio, e in questa lasso tempo avevo accumulato diverse canzoni. Ci ho messo tutto me stesso, come uomo e come artista, è inoltre un album che ho autoprodotto, e il risultato ottenuto mi ha riempito di soddisfazione. Quando si lavora così tanto ad un progetto è inevitabile avere delle aspettative, ma negli anni ho imparato anche ad accettare, osservare e non farsi prendere da facili delusioni o entusiasmi. È un album che ha visto una lunga gestazione, ed anche il fatto di aver fatto tutto “da solo” mi ha dato modo di imparare e capire dinamiche a cui prima non prendevo parte, se non in forma marginale.  Credo che musicalmente sia molto ricco e variegato, per la prima volta ho voluto inserire anche uno strumentale, Scala D che precede l’ultimo brano Tommy è felice che ho suonato da solo al piano. 


9 - C'è qualche cantante di questa generazione che ti piace particolarmente?

A dire il vero seguo poco la scena attuale. Non ho mai seguito le mode ed ho sempre cercato di seguire il mio istinto. 

10 - E se domani potessi fare un duetto con un artista qualsiasi davanti a un pubblico enorme, chi sceglieresti?

Mina. 

11 - Guardando indietro, cosa diresti al Riccardo degli inizi?

Ero pieno di sogni, come tutti i ragazzi, per questo gli direi semplicemente di continuare ad inseguire i suoi sogni, e di non permettere a nessuno di portarglieli via. 


12 - Che consiglio daresti a un giovane che si approccia alla musica al giorno d'oggi?

Come ho detto non conosco molto la scena musicale mainstream di oggi, ma so che tutto cambia più velocemente rispetto a qualche anno fa, e sicuramente avere una propria identità aiuterebbe a resistere ai cambiamenti e gusti musicali, le mode vanno e vengono ma la musica è arte, le canzoni restano nel tempo quando si ha qualcosa di sincero e vero da trasmettere.

13 - Come ti descriveresti al di fuori della musica?

Penso di essere sempre la stessa persona, la musica mi aiuta ad esprimere il mondo che sento, ma sono sempre me stesso, dentro o fuori dal mondo musicale.

14 - Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento sto scrivendo e registrando in studio, spero di uscire presto con un nuovo lavoro.


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