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Quando il giudizio diventa veleno: tra musica, scandali e un mondo che sembra perdere il senso delle proporzioni

Negli ultimi giorni il dibattito attorno alla vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 ha mostrato ancora una volta quanto sia facile trasformare il gusto personale in un attacco. La sua canzone è stata definita “vintage”, “fuori dal tempo”, accusata da alcuni di essere patriarcale o incitare al suicidio. Altri hanno perfino utilizzato l’occasione per riaprire l’ennesimo capitolo di critiche verso Napoli, come se una canzone potesse diventare il pretesto per giudicare una città intera.



Quando il giudizio diventa veleno: tra musica, scandali e un mondo che sembra perdere il senso delle proporzioni

Il problema non è la critica. La critica è parte della musica, dell’arte e del dibattito culturale. Il problema nasce quando il giudizio smette di essere analisi e diventa veleno. Quando il gusto personale si trasforma in sarcasmo, in derisione, in attacco gratuito. In quei momenti non si parla più di musica: si parla solo di pregiudizi. Mi fa sorridere perché negli anni passati hanno vinto canzoni non sempre belle ma l’accanimento che ho visto quest’anno è davvero inaccettabile. Addirittura tanti psicologi per qualche like hanno patologizzato il testo della canzone. Mi avvilisce che si voglia trovare del marcio in ogni cosa.


E mentre sui social si discute con toni sempre più accesi di una canzone, il mondo continua a rivelare contraddizioni ben più profonde. Basta guardare a uno dei casi più inquietanti degli ultimi anni: quello legato a Jeffrey Epstein. Le sue vicende hanno coinvolto figure potenti e celebri a livello internazionale, persone ammirate e spesso considerate modelli pubblici. Ancora una volta ci troviamo davanti a una realtà in cui il confine tra immagine pubblica e verità può essere drammaticamente distante.



Nel frattempo il pianeta attraversa conflitti sempre più complessi e spesso incomprensibili. Guerre che sembrano nascere da decisioni improvvise o da strategie azzardate, come se si stesse giocando d’azzardo con la vita delle persone. Intere popolazioni diventano pedine di equilibri geopolitici che pochi comprendono davvero. E a furia di assistere a crisi, invasioni e tragedie umanitarie, rischiamo persino di abituarci agli eventi catastrofici.


È qui che emerge una delle contraddizioni più forti del nostro tempo. Da una parte milioni di persone cercano di fare la propria parte: differenziare i rifiuti, ridurre la plastica, proteggere l’ambiente, immaginare un futuro più sostenibile. Dall’altra parte, però, bastano poche decisioni politiche o militari per mettere a rischio l’equilibrio del pianeta: armi sempre più devastanti, incidenti ambientali, petroliere che affondano, ecosistemi distrutti in poche ore.


E allora viene spontaneo chiedersi se non stiamo perdendo il senso delle proporzioni. Discutiamo con ferocia di una canzone, mentre il mondo affronta problemi enormemente più grandi. Critichiamo un artista per il suo stile o per la sua provenienza, mentre altrove si prendono decisioni che cambiano il destino di intere nazioni.


destino mondo

Conclusione

Forse la verità più scomoda è che non dovremmo nemmeno sorprenderci troppo di ciò che accade nel mondo. Le guerre, in fondo, non sono altro che l’odio che riversiamo ogni giorno sui social, solo su scala molto più grande, più organizzata, più devastante. Le parole diventano armi, le divisioni diventano fronti, e quello che nasce come rabbia digitale finisce per trasformarsi in conflitto reale.


Io amo la verità. La cerco, la inseguo, credo ancora che sia l’unica bussola possibile. Ma confesso che oggi mi spaventa navigare in questo mare di informazioni in cui tutto si confonde: immagini che non sappiamo più se siano vere, notizie che sembrano costruite, realtà e propaganda che si mescolano fino a diventare indistinguibili. Viviamo immersi in un oceano di fake news e, a volte, la cosa più difficile non è avere un’opinione, ma capire dove stia davvero la verità.



Eppure, paradossalmente, proprio perché amo la verità, ogni tanto mi piacerebbe che qualcuno mi raccontasse una piccola bugia. Una bugia che assomigli a una carezza. Una bugia che dica che tutto questo è solo un grande Truman Show, che da un momento all’altro si spegneranno le telecamere e scopriremo che il mondo è migliore di quanto sembri.


fake news europa

Una bugia che racconti di un’Europa e di un mondo capaci di unirsi davvero per fermare chi gioca con il destino dei popoli. Che i veri responsabili delle violenze vengano condannati senza che chi chiede giustizia venga subito accusato di antisemitismo o di schierarsi con qualcuno. Una bugia in cui la giustizia sia più umana, dove un giudice non possa togliere con leggerezza un bambino alla propria madre. Una bugia in cui le persone tornino a impegnarsi davvero per la pace, per il rispetto, per la dignità reciproca.

Forse è solo un desiderio ingenuo. Ma ogni tanto anche le illusioni servono per ricordarci come dovrebbe essere il mondo.


E allora sapete che vi dico? Evviva Sal Da Vinci. Anche se non è un cantante che ascolto abitualmente. Evviva lui che, nel mezzo di un tempo cinico e disincantato, ha avuto il coraggio di portare una canzone che parla di amore retrò.

Alla faccia di chi pensa che i sentimenti siano fuori moda. Perché forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno proprio di questo: un po’ meno veleno e un po’ più amore.

 

sal da vinci sanremo 2026

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